Monet Hokusai Manga-sia

Roma: una passeggiata nella storia dell’arte che ha inizio dall’antico Giappone, per arrivare in Francia, per poi ritornare nel Giappone contemporaneo

Monet Hokusai Manga-sia

Per prima cosa ci si potrà chiedere che cosa c’entrano tutti questi tre nomi messi insieme. Iniziamo con il dire che si tratta di tre mostre molto importanti che si stanno svolgendo contemporaneamente a Roma. Apparentemente potrebbe sembrare che siano disconnessi l’uno dall’altro, ma in realtà sono legate da un filo sottile.

Claude Monet e l’impressionismo

Vorrei cominciare parlando di Monet. Come tutti già sapranno si tratta di un’artista che fece parte della corrente dell’impressionismo, ed è considerato uno dei fondatori dell’impressionismo francese. Claude Monet (1840-1926), iniziò a dipingere in giovane età, sotto la guida di Boudin, che lo indirizzò al paesaggio “en plain air”. Una volta recatosi a Parigi, ebbe modo di conoscere Pissarro, Sisley, Renoir, Bazille. In questo periodo agisce su di lui soprattutto l’influenza di Courbet e della Scuola di Barbizon. In particolare nel 1863 rimase colpito dal dipinto di Manet «La Colazione sull’erba». Nel 1870 conobbe la pittura di Constable e Turner, e proprio in questo periodo si definisce sempre più il suo stile impressionistico, caratterizzato da tocchi di colore a rappresentare autonomi effetti di luce senza preoccupazione per le forme. Nel 1872 dipinse il quadro che poi diede il nome al gruppo, ossia, «Impression. Soleil levant». I suoi maggiori capolavori che sono stati prodotti nell’ultima fase furono realizzati a Giverny, dove fece realizzare nel giardino un laghetto di ninfee, ispirato allo stile giapponese, che considerò il suo più bel capolavoro. Qui compì molti quadri dedicati proprio al suo stagno di ninfee, dove lo portarono a creare una pittura informale, di puro colore e luce.


“La Colazione sull’erba” di Manet

Impressionismo
Si formò intorno alla seconda metà dell’ottocento, per mano di giovani artisti uniti dalla ricerca di una pittura naturalistica e antiaccademica. La prima esposizione ufficiale si ebbe nel 1874 presso lo studio del fotografo Nadar, dove tra i tanti quadri venne esposto quello di Claude Monet “Impression. Soleil levant”, e proprio questo quadro ispirò il nome del movimento, che inizialmente venne utilizzato in modo dispregiativo contro i pittori del gruppo, proprio per mano del critico Louis Leroy che si impadronì del titolo del quadro per inserirlo nel suo articolo di recensione intitolato “Mostra degli impressionisti”.
L’impressionismo rappresenta la ricerca e la continua sperimentazione, in particolare, riguardo in specifico la luce, dove i soggetti principali diventano i paesaggi ritratti in diverse ore della giornata. I pittori sentivano l’esigenza di dipingere dal vero, “en plein air”.
Questo porta ad un rinnovamento riguardo la visione pittorica, condizionato soprattutto in quel periodo dalla moda delle stampe giapponesi.
Pittori come Manet, Zola, Monet, Degas, Van Gogh, furono catturati dal fascino nuovo dell’arte giapponese, dove nelle loro opere si vedono evidenti richiami alle stampe, attratti in particolare dalla resa del colore, e nella scelta dei soggetti.


“Impression. Soleil levant” di Monet

Japonisme
Il Japonisme comprende in particolare il periodo che va dal 1860 circa al 1914.
In specifico a partire dal 1867 in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, le stampe giapponesi erano diventate di grandissima attualità tra gli artisti, influenzando diverse arti, tra le quali quelle decorative, il teatro, l’architettura.
A Parigi, dunque, la cultura Giapponese divenne un riferimento per molti artisti, a partire da Manet che rielaborò in maniera autonoma l’arte giapponese, in particolare dalle stampe, dove prese ispirazione dalle composizioni semplificate e i campi cromatici larghi e piatti. Tra i diversi artisti che si fecero condizionare dall’arte giapponese, c’è anche Monet che fu definito “fedele emulo di Hokusai”. Nel 1867 aveva realizzato il dipinto “Terrazza a Sainte-Adresse”, dove trasse ispirazione da una stampa di Hokusai “Il Saizado del tempio di Gohyaku-rakanji”, che faceva parte della serie delle “Trentasei vedute del monte Fuji”, del 1834. Monet, inoltre, possedeva una ricca collezione di ventagli e stampe giapponesi, ma quello che più rispecchiò la sua profonda passione per lo stile giapponese, fu la realizzazione del giardino di Giverny, dove lui poi realizzò le sue diverse opere, raffigurando, ad esempio, i fiori dalle molteplici sfumature, i salici piangenti, e il ponte giapponese sullo stagno delle ninfee.


“Terrazza a Sainte-Adresse” di Monet


“Il Saizado del tempio di Gohyaku-rakanji” di Hokusai

Mostra a Roma
La mostra “Monet”, è iniziata il 19 ottobre 2017 e durerà fino al 3 giugno 2018, nella sede del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma. Ci sono 60 opere provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, opere che in origine erano conservate nell’ultima residenza di Monet a Giverny, e che il figlio Michel donò poi al Museo.
E’ una mostra speciale perché mette in evidenza una parte meno nota di Monet, ma altrettanto interessante, perché viene messa a fuoco l’evoluzione della carriera di Monet, dai primi disegni come le caricature della fine degli anni 50 dell’800, fino agli ultimi suoi giorni, dove ci sono tele dedicate ai fiori del suo giardino, ai salici piangenti, al viale delle rose, al ponticello giapponese, e alle monumentali Ninfee. Ci sono anche tele che hanno come soggetto i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville. E’ interessante vedere anche i ritratti dei figli, che non erano stati realizzati per essere destinati ad un pubblico, ma per rimanere nel privato, nell’intimo della sua casa. Tra i tanti capolavori in mostra ci sono: Portrait de Michel Monet bébé (1878), Ninfee (1916-1919), Le Rose (1925-1926), Londres. Le Parlement. Reflets sur la Tamise (1905).
E’ una mostra che sta riscuotendo molto successo, anche se non mancano le critiche riguardo l’esposizione, in particolare in riferimento alle luci, e alcuni replicano anche il costo del biglietto, ma nessuno ha niente da dire su Monet ed è questo che interessa di più. E’ una mostra che merita di essere vista, per scoprire e avere la possibilità di vedere un Monet nella sua complessa evoluzione pittorica, fino ad arrivare alla pura essenza del colore.

http://www.ilvittoriano.com/mostra-monet-roma.html

Katsushika Hokusai

Katsuskika Hokusai (1760-1849). è stato un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e, ossia, si tratta di una stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno, fiorita nel periodo Edo, tra il XVII e il XX secolo. Le sue opere in particolare, come abbiamo già potuto vedere, sono state il punto di avvio per poi dare vita al movimento del Japonisme della fine del XIX secolo. Lo stile giapponese riuscì a sedurre gran parte del mondo artistico europeo, sia sotto l’aspetto dei contenuti che di quello stilistico come, ad esempio, l’utilizzo di tinte piatte, del colore puro.
Hokusai in particolare deve la sua fama a livello mondiale all’opera “La Grande Onda di Kanagawa”, che fa parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji, ma anche e soprattutto all’influenza che le sue riproduzioni hanno avuto sugli artisti di Parigi alla fine del XIX secolo che, come abbiamo potuto vedere, rimasero particolarmente colpiti dagli accostamenti cromatici e dai soggetti rappresentati, che in specifico erano colti nei loro gesti quotidiani. Un aspetto curioso è che le stampe di Hokusai, in particolare alcune pagine dei Manga, si diffusero in Europa perché venivano utilizzate per incartare oggetti preziosi, come le ceramiche, spediti dal Giappone, e venivano anche utilizzate come cartoline, che una volta capitate nelle mani di Félix Bracquemond, s’introdussero in tutto il circolo dei suoi amici, a partire da Manet, a Degas, Van Gogh, e al resto dei pittori impressionisti e post-impressionisti.

A partire dal 1798 Hokusai iniziò a realizzare opere personali, dove realizza la serie di quindici volumi “Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose. Schizzi sparsi di Hokusai, noti come Manga”, dove sono riportati immagini in bianco e nero, in cui vengono rappresentate sia scene di vita quotidiana che scene fantasiose, denominati “Hokusai Manga” che tradotto letteralmente significa “schizzi di Hokusai”. Questi Hokusai Manga sono, dunque, alla base del linguaggio del fumetto, in cui una serie di immagini in sequenza danno l’idea dello scorrere del tempo e della storia, dove sono riportati diversi campionari di oggetti, azioni, luoghi, e molto altro ancora, tutto a scopo didattico per insegnare a dipingere.


“La Grande Onda di Kanagawa” di Hokusai

Mostra a Roma
La mostra si intitola “HOKUSAI. Sulle orme del Maestro”, ed è iniziata il 12 ottobre 2017 e finirà il 14 gennaio 2018, al Museo dell’Ara Pacis, nello spazio espositivo.
Sono presenti circa 200 opere, che oltre a quelle di Hokusai ci sono quelle di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyo-e, che tradotto letteralmente significa “mondo fluttuante”.
Le opere provengono dal Chiba City Museum of Art e da importanti collezioni giapponesi come Uragami Mitsuru Collection e Kawasaki Isago no Sato Museum, oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova.

La mostra si compone di cinque sezioni che toccheranno i temi più alla moda e maggiormente richiesti dal mercato dell’epoca:
1- MEISHŌ: mete da non perdere;
2- Beltà alla moda;
3- Fortuna e buon augurio;
4- Catturare l’essenza della natura;
5- Manga e manuali per imparare.

Si tratta di una mostra molto interessante da vedere anche se, come hanno fatto notare molti visitatori, si è trattata di una mostra “mutilata”, perché sono state esposte 100 opere alla volta, dove si doveva pagare, inoltre, nuovamente il biglietto se si avesse avuto l’intenzione di vedere le altre 100 opere. Non è andata bene neanche per tutti quelli che invece non sapevano proprio di questa divisione, perché in questo modo si sono persi una buona parte della mostra. Sotto questo aspetto è un vero peccato, perché non capita spesso di avere questo tipo di opportunità di andare a mirare un maestro che è stato ed è ancora importante sia per il Giappone che per il resto del mondo.

http://www.arapacis.it/it/mostre_ed_eventi/mostre/hokusai_sulle_orme_del_maestro

Manga-sia

Arriviamo alla fine di questo percorso da me effettuato in maniera del tutto occasionale, che con il senno di poi ho notato che tutte queste mostre erano collegate tra di loro. Involontariamente ho percorso secoli di storia, partendo dagli ukiyo-e, passando per gli impressionisti e post-impressionisti, fino ad arrivare ad oggi al Manga che ci porta di nuovo a Hokusai il quale, come abbiamo già potuto osservare, fu il primo ad utilizzare, nel 1815, la parola Manga come titolo per una raccolta di disegni satirici “Hokusai Manga”, indicando delle immagini in movimento, divertenti. Questo genere di illustrazioni, unito alla già popolare forma d’arte degli ukiyo-e, ha dato vita ad una vasta gamma di forme d’arte.
In particolare, sono due i generi di libri illustrati che hanno preceduto quello che oggi conosciamo come Manga. A partire dal XVIII secolo, si diffusero rotoli di pergamene dipinte che raccoglievano dai venti ai trenta fumetti, soprannominati Toba-e, chiamati così dopo il leggendario Chouju Giga, venduti al pubblico in grande quantità. Dopo questi, giunsero i Kibyoshi, un altro genere di libro illustrato. Prima ancora ci fu anche l’Emakimono, che si sviluppò tra l’XI e il XVI secolo in Giappone, si tratta sempre di opere di narrativa illustrata e orizzontale, dove le immagini sono accompagnate dal testo, ed è disegnato, dipinto o stampato su un rotolo.
Ad oggi i Manga si sono diffusi a livello mondiale, sono riusciti a far appassionare molte persone perché con le loro narrazioni riescono a raccontare la società, trattando i più svariati argomenti come, ad esempio, l’amore, lo sport, la letteratura, la storia, e molto altro ancora.
I Manga sono suddivisi in generi e sottogeneri, in linea generale si possono raggruppare così:
• Kodomo: per bambini fino ai 10 anni;
• Shōnen: per ragazzi dai 10 anni fino alla maggiore età;
• Shōjo: per ragazze dai 10 anni fino alla maggiore età;
• Seinen: per un pubblico maschile dai 18 anni in su;
• Josei: per un pubblico femminile dai 18 anni in su.


“Hokusai Manga”


Esempio di “Kibyoshi”


“Astro Boy” di Tezuka

Mostra a Roma
La mostra si intitola “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”, ed è iniziata il 7 ottobre 2017 e finirà il 21 gennaio 2018, al Palazzo delle Esposizioni.
E’ presente la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, le quali alcune non sono mai state mostrate fuori dal proprio paese d’origine. Un aspetto interessante è che c’è una parte dedicata al processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.
Ci sono opere provenienti dal Giappone, dalla Corea del Nord, dalla Corea del Sud, dall’India, dalla Cina, da Taiwan, da Hong Kong, dall’Indonesia, dalla Malesia, dalle Filippine e da Singapore, ed anche dal Buthan, dalla Cambogia, da Timor Est, dalla Mongolia e dal Vietnam.
Come riportato sul sito del Palazzo delle Esposizioni, la mostra da spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive narrative, e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.

Da parte dei visitatori ci sono gran parte opinioni positive, sia sulle opere esposte e sia sull’organizzazione, l’unica nota negativa è che diverse persone avrebbero voluto vedere più opere, anche se comunque si esce da questa mostra molto soddisfatti, perché si riesce ad avere un quadro completo sul mondo dei Manga a partire dalla sua origine fino ad arrivare ai giorni nostri.

E’ interessante vedere, oltre il sito del Palazzo delle Espozioni, anche la pagina curata su Facebook “MangasiaAsianComics”.

https://www.palazzoesposizioni.it/mostra/mangasia-wonderlands-of-asian-comics

Chi ha la fortuna di abitare a Roma o che ha l’opportunità di venirla a visitare, tra le tante cose che offre c’è anche questa possibilità, in questo periodo, di fare questo tipo di percorso culturale alternativo.

About the author

gtuap

View all posts