Monet Hokusai Manga-sia

Roma: una passeggiata nella storia dell’arte che ha inizio dall’antico Giappone, per arrivare in Francia, per poi ritornare nel Giappone contemporaneo

Monet Hokusai Manga-sia

Per prima cosa ci si potrà chiedere che cosa c’entrano tutti questi tre nomi messi insieme. Iniziamo con il dire che si tratta di tre mostre molto importanti che si stanno svolgendo contemporaneamente a Roma. Apparentemente potrebbe sembrare che siano disconnessi l’uno dall’altro, ma in realtà sono legate da un filo sottile.

Claude Monet e l’impressionismo

Vorrei cominciare parlando di Monet. Come tutti già sapranno si tratta di un’artista che fece parte della corrente dell’impressionismo, ed è considerato uno dei fondatori dell’impressionismo francese. Claude Monet (1840-1926), iniziò a dipingere in giovane età, sotto la guida di Boudin, che lo indirizzò al paesaggio “en plain air”. Una volta recatosi a Parigi, ebbe modo di conoscere Pissarro, Sisley, Renoir, Bazille. In questo periodo agisce su di lui soprattutto l’influenza di Courbet e della Scuola di Barbizon. In particolare nel 1863 rimase colpito dal dipinto di Manet «La Colazione sull’erba». Nel 1870 conobbe la pittura di Constable e Turner, e proprio in questo periodo si definisce sempre più il suo stile impressionistico, caratterizzato da tocchi di colore a rappresentare autonomi effetti di luce senza preoccupazione per le forme. Nel 1872 dipinse il quadro che poi diede il nome al gruppo, ossia, «Impression. Soleil levant». I suoi maggiori capolavori che sono stati prodotti nell’ultima fase furono realizzati a Giverny, dove fece realizzare nel giardino un laghetto di ninfee, ispirato allo stile giapponese, che considerò il suo più bel capolavoro. Qui compì molti quadri dedicati proprio al suo stagno di ninfee, dove lo portarono a creare una pittura informale, di puro colore e luce.


“La Colazione sull’erba” di Manet

Impressionismo
Si formò intorno alla seconda metà dell’ottocento, per mano di giovani artisti uniti dalla ricerca di una pittura naturalistica e antiaccademica. La prima esposizione ufficiale si ebbe nel 1874 presso lo studio del fotografo Nadar, dove tra i tanti quadri venne esposto quello di Claude Monet “Impression. Soleil levant”, e proprio questo quadro ispirò il nome del movimento, che inizialmente venne utilizzato in modo dispregiativo contro i pittori del gruppo, proprio per mano del critico Louis Leroy che si impadronì del titolo del quadro per inserirlo nel suo articolo di recensione intitolato “Mostra degli impressionisti”.
L’impressionismo rappresenta la ricerca e la continua sperimentazione, in particolare, riguardo in specifico la luce, dove i soggetti principali diventano i paesaggi ritratti in diverse ore della giornata. I pittori sentivano l’esigenza di dipingere dal vero, “en plein air”.
Questo porta ad un rinnovamento riguardo la visione pittorica, condizionato soprattutto in quel periodo dalla moda delle stampe giapponesi.
Pittori come Manet, Zola, Monet, Degas, Van Gogh, furono catturati dal fascino nuovo dell’arte giapponese, dove nelle loro opere si vedono evidenti richiami alle stampe, attratti in particolare dalla resa del colore, e nella scelta dei soggetti.


“Impression. Soleil levant” di Monet

Japonisme
Il Japonisme comprende in particolare il periodo che va dal 1860 circa al 1914.
In specifico a partire dal 1867 in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, le stampe giapponesi erano diventate di grandissima attualità tra gli artisti, influenzando diverse arti, tra le quali quelle decorative, il teatro, l’architettura.
A Parigi, dunque, la cultura Giapponese divenne un riferimento per molti artisti, a partire da Manet che rielaborò in maniera autonoma l’arte giapponese, in particolare dalle stampe, dove prese ispirazione dalle composizioni semplificate e i campi cromatici larghi e piatti. Tra i diversi artisti che si fecero condizionare dall’arte giapponese, c’è anche Monet che fu definito “fedele emulo di Hokusai”. Nel 1867 aveva realizzato il dipinto “Terrazza a Sainte-Adresse”, dove trasse ispirazione da una stampa di Hokusai “Il Saizado del tempio di Gohyaku-rakanji”, che faceva parte della serie delle “Trentasei vedute del monte Fuji”, del 1834. Monet, inoltre, possedeva una ricca collezione di ventagli e stampe giapponesi, ma quello che più rispecchiò la sua profonda passione per lo stile giapponese, fu la realizzazione del giardino di Giverny, dove lui poi realizzò le sue diverse opere, raffigurando, ad esempio, i fiori dalle molteplici sfumature, i salici piangenti, e il ponte giapponese sullo stagno delle ninfee.


“Terrazza a Sainte-Adresse” di Monet


“Il Saizado del tempio di Gohyaku-rakanji” di Hokusai

Mostra a Roma
La mostra “Monet”, è iniziata il 19 ottobre 2017 e durerà fino al 3 giugno 2018, nella sede del Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma. Ci sono 60 opere provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi, opere che in origine erano conservate nell’ultima residenza di Monet a Giverny, e che il figlio Michel donò poi al Museo.
E’ una mostra speciale perché mette in evidenza una parte meno nota di Monet, ma altrettanto interessante, perché viene messa a fuoco l’evoluzione della carriera di Monet, dai primi disegni come le caricature della fine degli anni 50 dell’800, fino agli ultimi suoi giorni, dove ci sono tele dedicate ai fiori del suo giardino, ai salici piangenti, al viale delle rose, al ponticello giapponese, e alle monumentali Ninfee. Ci sono anche tele che hanno come soggetto i paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville. E’ interessante vedere anche i ritratti dei figli, che non erano stati realizzati per essere destinati ad un pubblico, ma per rimanere nel privato, nell’intimo della sua casa. Tra i tanti capolavori in mostra ci sono: Portrait de Michel Monet bébé (1878), Ninfee (1916-1919), Le Rose (1925-1926), Londres. Le Parlement. Reflets sur la Tamise (1905).
E’ una mostra che sta riscuotendo molto successo, anche se non mancano le critiche riguardo l’esposizione, in particolare in riferimento alle luci, e alcuni replicano anche il costo del biglietto, ma nessuno ha niente da dire su Monet ed è questo che interessa di più. E’ una mostra che merita di essere vista, per scoprire e avere la possibilità di vedere un Monet nella sua complessa evoluzione pittorica, fino ad arrivare alla pura essenza del colore.

http://www.ilvittoriano.com/mostra-monet-roma.html

Katsushika Hokusai

Katsuskika Hokusai (1760-1849). è stato un pittore e incisore giapponese, conosciuto principalmente per le sue opere in stile ukiyo-e, ossia, si tratta di una stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno, fiorita nel periodo Edo, tra il XVII e il XX secolo. Le sue opere in particolare, come abbiamo già potuto vedere, sono state il punto di avvio per poi dare vita al movimento del Japonisme della fine del XIX secolo. Lo stile giapponese riuscì a sedurre gran parte del mondo artistico europeo, sia sotto l’aspetto dei contenuti che di quello stilistico come, ad esempio, l’utilizzo di tinte piatte, del colore puro.
Hokusai in particolare deve la sua fama a livello mondiale all’opera “La Grande Onda di Kanagawa”, che fa parte della serie di Trentasei vedute del monte Fuji, ma anche e soprattutto all’influenza che le sue riproduzioni hanno avuto sugli artisti di Parigi alla fine del XIX secolo che, come abbiamo potuto vedere, rimasero particolarmente colpiti dagli accostamenti cromatici e dai soggetti rappresentati, che in specifico erano colti nei loro gesti quotidiani. Un aspetto curioso è che le stampe di Hokusai, in particolare alcune pagine dei Manga, si diffusero in Europa perché venivano utilizzate per incartare oggetti preziosi, come le ceramiche, spediti dal Giappone, e venivano anche utilizzate come cartoline, che una volta capitate nelle mani di Félix Bracquemond, s’introdussero in tutto il circolo dei suoi amici, a partire da Manet, a Degas, Van Gogh, e al resto dei pittori impressionisti e post-impressionisti.

A partire dal 1798 Hokusai iniziò a realizzare opere personali, dove realizza la serie di quindici volumi “Educazione dei principianti tramite lo spirito delle cose. Schizzi sparsi di Hokusai, noti come Manga”, dove sono riportati immagini in bianco e nero, in cui vengono rappresentate sia scene di vita quotidiana che scene fantasiose, denominati “Hokusai Manga” che tradotto letteralmente significa “schizzi di Hokusai”. Questi Hokusai Manga sono, dunque, alla base del linguaggio del fumetto, in cui una serie di immagini in sequenza danno l’idea dello scorrere del tempo e della storia, dove sono riportati diversi campionari di oggetti, azioni, luoghi, e molto altro ancora, tutto a scopo didattico per insegnare a dipingere.


“La Grande Onda di Kanagawa” di Hokusai

Mostra a Roma
La mostra si intitola “HOKUSAI. Sulle orme del Maestro”, ed è iniziata il 12 ottobre 2017 e finirà il 14 gennaio 2018, al Museo dell’Ara Pacis, nello spazio espositivo.
Sono presenti circa 200 opere, che oltre a quelle di Hokusai ci sono quelle di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyo-e, che tradotto letteralmente significa “mondo fluttuante”.
Le opere provengono dal Chiba City Museum of Art e da importanti collezioni giapponesi come Uragami Mitsuru Collection e Kawasaki Isago no Sato Museum, oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova.

La mostra si compone di cinque sezioni che toccheranno i temi più alla moda e maggiormente richiesti dal mercato dell’epoca:
1- MEISHŌ: mete da non perdere;
2- Beltà alla moda;
3- Fortuna e buon augurio;
4- Catturare l’essenza della natura;
5- Manga e manuali per imparare.

Si tratta di una mostra molto interessante da vedere anche se, come hanno fatto notare molti visitatori, si è trattata di una mostra “mutilata”, perché sono state esposte 100 opere alla volta, dove si doveva pagare, inoltre, nuovamente il biglietto se si avesse avuto l’intenzione di vedere le altre 100 opere. Non è andata bene neanche per tutti quelli che invece non sapevano proprio di questa divisione, perché in questo modo si sono persi una buona parte della mostra. Sotto questo aspetto è un vero peccato, perché non capita spesso di avere questo tipo di opportunità di andare a mirare un maestro che è stato ed è ancora importante sia per il Giappone che per il resto del mondo.

http://www.arapacis.it/it/mostre_ed_eventi/mostre/hokusai_sulle_orme_del_maestro

Manga-sia

Arriviamo alla fine di questo percorso da me effettuato in maniera del tutto occasionale, che con il senno di poi ho notato che tutte queste mostre erano collegate tra di loro. Involontariamente ho percorso secoli di storia, partendo dagli ukiyo-e, passando per gli impressionisti e post-impressionisti, fino ad arrivare ad oggi al Manga che ci porta di nuovo a Hokusai il quale, come abbiamo già potuto osservare, fu il primo ad utilizzare, nel 1815, la parola Manga come titolo per una raccolta di disegni satirici “Hokusai Manga”, indicando delle immagini in movimento, divertenti. Questo genere di illustrazioni, unito alla già popolare forma d’arte degli ukiyo-e, ha dato vita ad una vasta gamma di forme d’arte.
In particolare, sono due i generi di libri illustrati che hanno preceduto quello che oggi conosciamo come Manga. A partire dal XVIII secolo, si diffusero rotoli di pergamene dipinte che raccoglievano dai venti ai trenta fumetti, soprannominati Toba-e, chiamati così dopo il leggendario Chouju Giga, venduti al pubblico in grande quantità. Dopo questi, giunsero i Kibyoshi, un altro genere di libro illustrato. Prima ancora ci fu anche l’Emakimono, che si sviluppò tra l’XI e il XVI secolo in Giappone, si tratta sempre di opere di narrativa illustrata e orizzontale, dove le immagini sono accompagnate dal testo, ed è disegnato, dipinto o stampato su un rotolo.
Ad oggi i Manga si sono diffusi a livello mondiale, sono riusciti a far appassionare molte persone perché con le loro narrazioni riescono a raccontare la società, trattando i più svariati argomenti come, ad esempio, l’amore, lo sport, la letteratura, la storia, e molto altro ancora.
I Manga sono suddivisi in generi e sottogeneri, in linea generale si possono raggruppare così:
• Kodomo: per bambini fino ai 10 anni;
• Shōnen: per ragazzi dai 10 anni fino alla maggiore età;
• Shōjo: per ragazze dai 10 anni fino alla maggiore età;
• Seinen: per un pubblico maschile dai 18 anni in su;
• Josei: per un pubblico femminile dai 18 anni in su.


“Hokusai Manga”


Esempio di “Kibyoshi”


“Astro Boy” di Tezuka

Mostra a Roma
La mostra si intitola “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”, ed è iniziata il 7 ottobre 2017 e finirà il 21 gennaio 2018, al Palazzo delle Esposizioni.
E’ presente la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, le quali alcune non sono mai state mostrate fuori dal proprio paese d’origine. Un aspetto interessante è che c’è una parte dedicata al processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.
Ci sono opere provenienti dal Giappone, dalla Corea del Nord, dalla Corea del Sud, dall’India, dalla Cina, da Taiwan, da Hong Kong, dall’Indonesia, dalla Malesia, dalle Filippine e da Singapore, ed anche dal Buthan, dalla Cambogia, da Timor Est, dalla Mongolia e dal Vietnam.
Come riportato sul sito del Palazzo delle Esposizioni, la mostra da spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive narrative, e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.

Da parte dei visitatori ci sono gran parte opinioni positive, sia sulle opere esposte e sia sull’organizzazione, l’unica nota negativa è che diverse persone avrebbero voluto vedere più opere, anche se comunque si esce da questa mostra molto soddisfatti, perché si riesce ad avere un quadro completo sul mondo dei Manga a partire dalla sua origine fino ad arrivare ai giorni nostri.

E’ interessante vedere, oltre il sito del Palazzo delle Espozioni, anche la pagina curata su Facebook “MangasiaAsianComics”.

https://www.palazzoesposizioni.it/mostra/mangasia-wonderlands-of-asian-comics

Chi ha la fortuna di abitare a Roma o che ha l’opportunità di venirla a visitare, tra le tante cose che offre c’è anche questa possibilità, in questo periodo, di fare questo tipo di percorso culturale alternativo.

Le eccellenze creative del Fumetto e dell’Illustrazione di Roma e Lazio

Lazio creativo:breve panoramica dei migliori fumettisti e illustratori

Ho preso questo titolo dal primo volume pubblicato dalla Regione Lazio, con l’iniziativa “Lazio creativo”, del 2016, ed ha avuto seguito nel 2017 con il secondo volume.
Come viene riportato anche nel sito laziocreativo.it, nei volumi vengono riportati i fumettisti e gli illustratori che in questi ultimi anni hanno aiutato a far rivivere il fumetto italiano.
L’aspetto importante di questi volumi è che ci sono sia artisti emergenti anche molto giovani, e sia artisti già affermati e conosciuti a livello nazionale ed internazionale. Vengono riportate le loro biografie insieme ai loro lavori. Questi volumi sono gratuiti e si possono scaricare direttamente dal sito laziocreativo.it.
Non si sente spesso parlare di Fumettisti ed Illustratori se non proprio in occasione di Romics, proprio dove è stato presentato ufficialmente il volume, ma fu anche presentato per primo al Festival International de la Bande Dessinée d’Angouléme, una delle principali fiere del fumetto a livello globale.
Solitamente, in particolare per i neofiti, quando si sente parlare di fumetti si pensa subito a Topolino, Diabolik, Batman, ma c’è molto di più, c’è un mondo infinito riguardo alla varietà degli stili, delle storie, e delle tecniche di illustrazione.
La parola Fumetto è definita dal dizionario Garzanti come “1. racconto formato da una serie di disegni con brevi testi di raccordo e dialoghi quasi sempre inscritti in nuvolette che escono dalla bocca dei personaggi: racconto, romanzo, giornale a fumetti; fumetti d’avventure, per ragazzi | la nuvoletta stessa che contiene la battuta di dialogo: la battuta racchiusa nel fumetto; 2. opera narrativa o cinematografica banale, di scarso valore e di facile effetto accr. Fumettone; Etimologia: ← propr. dim. di fumo, per le nuvolette, come di fumo, in cui si inscrivono i testi”. Questa definizioni sono riduttive, perché non danno l’idea della poliedricità che sta dietro al Fumetto, si tratta di una vera e propria forma d’arte.
Ce ne sono fortunatamente molti di questi Fumettisti e Illustratori di Roma e Lazio che meritano di essere conosciuti, ed ora mi piacerebbe vederne alcuni insieme a voi.

Nicoletta Baldari

Iniziamo con Nicoletta Baldari. E’ una giovanissima Fumettista e illustratrice, nata nel 1990, ha aperto un suo blog “nicolettabaldari.tumblr.com”. Collabora e ha collaborato con Walt Disney Company, per Frozen, Violetta, Sofia the First, Star Darling, Soy Luna; con Hasbro per Hanazuki, full of treasures; con IDW Publishing per Strawberry Shortcake, My Little Pony, SWE, Powerpuff Girls, Funko Universe, M.A.S.K.; con Bao Publishing per Geronimo Stilton; con Atlantyca Entertainment, Atlantyca Dreamfarm per Melowy; con Aurea Editoriale per Lanciostory, Skorpio, Garfield; con Scala di corda per quanto riguarda i libri illustrati per l’infanzia; con Tinals per AmoreNO; ed inoltre ha lavorato e lavora su una trilogia a fumetti firmata Bao Publishing.


Copertina diStrawberry Shortcake

Toni Bruno

Classe 1982 vive e lavora a Roma, ma è nato a Catania. Ha un suo blog personale “tonibrunostory.blogspot.it”. Al suo seguito ha diverse pubblicazioni, è autore legato all’attivismo politico e all’editoria indipendente, ha disegnato per case editrici quali Newton Compton Editori e per riviste come L’Unità; Il Misfatto; Mamma!; ZTL Free Press, Sherwood Comix, e molte altre ancora. Ha illustrato i booklet degli album “Siamo Guerriglia”; “Rumbo al socialismo XXI” e “Banditi senza tempo” della Banda Bassotti. Ha pubblicato numerosi graphic novel quali “Non mi uccise la morte – La storia di Stefano Cucchi” (Castelvecchi Editore, 2009); “Lo psicotico domato” (Nicola Pesce editore, 2010); e “Kurt Cobain – Quando ero un alieno” (Edizioni BD, 2013), che è stato poi tradotto anche negli Stati Uniti, in Canada, in Spagna, in Brasile e in Francia. Nel 2016, per la Casa editrice BAO Publishing pubblica “Da quassù la terra è bellissima”. Le pagine di questa storia sono scritte con una maturità e con una sicurezza dei propri elementi, che proiettano Toni tra le voci più autorevoli del fumetto nostrano.

Toni Bruno
Copertina di “Da quassù la terra è bellissima”

Grazia La Padula

Grazia La Padula è una Fumettista e Illustratrice. Gestisce un suo blog personale “ grazialapadula.blogspot.it”. Vincitrice del secondo premio “Jeunes Talents” del Festival di Angouleme. Ha studiato cinema e spettacolo digitale all’Università «La Sapienza» di Roma. Queste sue passioni, come anche la musica e l’arte contemporanea, sono una fonte costante d’ispirazione per le sue creazioni. Da inizio alla sua carriera da fumettista in Francia nel 2009, lavorando per la casa editrice BDJazz, in cui vengono pubblicati “Stéphane Grappelli nel 2009 e Eartha Kitt nel 2016; e con la casa editrice Paquet, in cui viene pubblicato “Le jardin d’hiver”, e per il quale riceve il premio Écureuil découverte 2010, e tra il 2011 e il 2014 escono i due volumi di “Les échos invisibles”, realizzati su testi e sceneggiatura di Tony Sandoval. Nel 2015 la versione integrale di questo graphic novel, viene pubblicata in Italia da Tunué in un unico volume con il titolo “Echi invisibili”. Sempre in Italia pubblica storie brevi nell’antologia Zero tolleranza (edizioni Beccogiallo) e sulla rivista Mono (Tunué). Nel 2015 lavora al suo primo libro d’autore, realizzando testi e immagini di “Là où dort la lune”, che venne pubblicato nel 2016 dalla casa editrice francese Marmaille et compagnie. Dal 2005, inoltre, contemporaneamente tiene mostre personali e collettive in Italia ed anche all’estero come, ad esempio, alla Galerie Stonebundle di Ginevra, all’Istituto francese di Atene, al Museo ARATRO di Campobasso, all’Espace Canopy di Parigi, e in molti altri posti ancora.


Copertina diLes Echos Invisibles

Giorgio Santucci

Giorgio Santucci è un artista completo perché oltre ad essere Fumettista e Illustratore è anche copertinista e YouTuber. Ha sempre disegnato sin da bambino. Si distingue per un tratto molto forte e cinetico. Prima di esordire come fumettista lavorava come tatuatore. Poi nel 1996 esordì con una serie breve di racconti e illustrazioni per la collana Albi da edicola chiamata “Giorgio Santucci Stories”, e per la rivista “Blue”. Poi per la Coniglio editore pubblica sia l’autoproduzione “Difforme”, e sia il volume “FemDom”. Poi in seguito, la Sergio Bonelli Editore lo ha contattato per entrare a far parte del gruppo di disegnatori della serie “Orfani”, e da lì è passato a “Dylan Dog”, prima con il Color Fest e poi sulla serie regolare. Nel 2015 per la Inkiostro editore ha disegnato le copertine delle serie “Cannibal Family” e “La Iena”.
Per Viterbo, la sua città d’origine, ha organizzato diversi eventi, rassegne e il Festival del Fumetto INDaYs. Inoltre è anche insegnante di fumetto e disegno, per diverse scuole come, ad esempio, per la Scuola Romana del Fumetto.
Nel campo delle Illustrazioni ha realizzato copertine, art work e illustrazioni per importanti riviste di fumetti, videogames e cinema, label musicali e anche per gruppi punk e metal.
Fuck, di Alex Crippa e Giorgio Santucci
Come ultimo lavoro in collaborazione con Alex Crippa è stato presentato in anteprima da Edizioni Inkiostro a Lucca Comics & Games 2017 “Fuck”.


Copertina di “Giorgio Santucci Stories #0”

ZEROCALCARE – Michele Rech

Michele Rech, in arte Zerocalcare, nasce ad Arezzo in Toscana il 12 dicembre 1983.
La sua passione per il disegno e il suo interesse per quanto riguarda la carriera di fumettista si rivela già alle scuole superiori. Nel corso degli anni della sua formazioni, disegna per diverse fanzine, e realizza anche le copertine di dischi, locandine di concerti e manifestazioni, e frequenta i centri sociali romani. Il suo primo fumetto parlò dei fatti accaduti al G8 di Genova nel 2001, dopodiché ha incominciato ad illustrare cose più personali. E’ considerato un gran narratore che riesce a raccontare in maniera semplice l’attualità, le emozioni e i deliri di una generazione.
Zerocalcare è un fumettista e autore italiano, molto conosciuto a livello nazionale, in particolare grazie al successo del suo blog “zero calcare.it”, che lo ha portato nel 2011 a pubblicare il suo primo libro “La profezia dell’armadillo”, prodotto da Makkox e poi da Bao Publishing. Da qui in poi ha continuato a pubblicare nuovi libri, dove ognuno è stato un gran successo di vendite. Poi nel 2014 realizza anche un murale di 40 metri quadrati all’uscita della stazione Rebibbia della linea B della metropolitana di Roma, l’evento fu organizzato in collaborazione con l’ATAC e Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria. Sempre nel 2014 vince il premio “Libro dell’anno” della trasmissione Fahrenheit di RAI Radio 3 con il libro “Dimentica il mio nome”. Poi nel 2015 realizza due reportage a fumetti, uno s’intitola “Internazionale: Kobane calling”, e l’altro “Ferro e Piume”; poi espone con la mostra personale “Rebibbia Caput Mundi” all’ARF! Festival di Roma. Zerocalcare pubblica anche con Repubblica e XL di Repubblica, Wired, Best Movie, e la DC Comics. Nel novembre del 2017 è uscito il suo ultimo libro “Macerie prime – prima parte”, pubblicato da Bao Publishing; poi la seconda parte di “Macerie prime” verrà pubblicata dopo sei mesi dall’uscita della prima parte. Sempre nel 2017 al via a Roma le riprese del lungometraggio tratto dal fumetto ‘La profezia dell’Armadillo’, diretto da Emanuele Scaringi. Nel cast ci sono Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante, Valerio Aprea, Claudia Pandolfi, Teco Celio e Diana Del Bufalo.


Copertina di “La profezia dell’armadillo”

Maurizio Ceccato

Maurizio Ceccato è nato a Roma nel 1970, è illustratore, fumettista, grafico. Affianca all’attività editoriale collaborazioni in rassegne di arte e lavori multimediali legati al cabaret e al teatro. Gestisce un suo blog “maurizioceccato.it”. Dal 1994 ha esordito come illustratore, pubblicando su periodici come Il Manifesto, l’Espresso, Il Fatto Quotidiano. Nel 2007 ha realizzato uno studio di progettazione grafica IFIX (ifixweb.it), comunicazione visiva e casa editrice. Nel 2012, apre a Roma, in collaborazione con Lina Monaco, il bookshop “Scripta Manent”, in particolare ci sono edizioni illustrate e autoproduzioni italiane. Dal 2001 al 2007 ha lavorato come art director per la Fazi Editore. Nel 2008 è diventato l’art director di Elliot, Castelvecchi, Arcana, poi ha anche lavorato per Ponte alle Grazie, Laterza, Iacobelli, Hacca e molti altri ancora.
Nel 2011 ha iniziato a pubblicare con WATT – Senza alternativa, e nel 2014 con B Comics – Fucilate a strisce. Ha realizzato alcune campagne pubblicitarie promosse dal comune di Roma, e ha firmato la grafica per le riviste Filmaker’s Magazine, Time Out Roma, e La porta aperta.
Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui nel 2013 il Premio Teramo come Migliore progetto editoriale per WATT – Senza alternativa. Le sue illustrazioni sono pubblicate anche dalle case editrici europee come, ad esempio, Random House, Grasset. I suoi lavori, inoltre, sono stati ospitati in diverse mostre, tra le quali “Finché c’è morte c’è speranza” al Trevi Flash Art Museum e alla galleria Pio Monti Roma nel 2001, e Frida a Milano dal 2009 al 2010.


Illustrazione pubblicata su Il Fatto Quotidiano “Spread